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La longevità nei videogiochi conta? – Editoriale

horizon forbidden west san francisco aloy

Quanto conta la longevità nei videogiochi? Questa è una domanda che ci si pone da molto tempo, e non finirà mai di risalire tra quelle che più ci si pone di tanto in tanto. Lo spunto di questo editoriale mi è venuto leggendo quello del collega di Eurogamer Lorenzo Mancosu, che potrai trovare alla fine di questo articolo.

Non va comunque inteso come un articolo risposta, però inevitabilmente toccherò alcuni punti toccati anche da Lorenzo. Detto questo non perdiamo altro tempo e cominciamo subito!

La longevità nei videogiochi è molto relativa

Hai mai giocato To The Moon? Si tratta di un piccolo capolavoro del panorama indie, entrato da molti anni nel cuore di tantissimi videogiocatori. Si tratta di un’opera narrativa toccante, intensa e meravigliosa sotto qualsiasi punto di vista, e dimostra come la longevità nei videogiochi ha un’importanza abbastanza irrilevante.


Il valore di un videogioco è quindi da ricercare in ben altro, ma per quanto ci si sforzi esiste un fattore che non può essere ignorato: il prezzo. Finché si tratta di un To The Moon, che al Day 1 per PC costava attorno ai 10 euro, solo 4 ore di gioco ma molto belle le si accettano con un sorriso gigante. Ma se a darci solo 4 ore di gioco è un titolo che ne costa 80, beh, è inutile negare che non avremmo poi troppo da sorridere.

Proprio il costante e continuo crescendo del prezzo d’acquisto, che praticamente aumenta di 10 euro a ogni generazione, ha col tempo fatto assumere tutt’altro valore alla longevità del gioco in questione. Del resto non tutti possono fare spesso una spesa di 60, 70 o addirittura 80 euro, quindi può essere che con il frutto di quella spesa dovrà convivere almeno un mese. Ecco perché molti tripla A ora puntano a una durata media superiore almeno alle 20 ore, anche titoli come The Last of Us Parte 2 che anni fa avrebbero avuto la metà della longevità (lo dimostra proprio il primo capitolo del resto).

The Last Of Us 2 Ellie
Fonte (Naughty Dog)

Non si può quindi dire che gli sviluppatori non ci stiano provando a venire incontro agli utenti, ma spesso si fa l’errore di valutare la longevità nei videogiochi come un fattore davvero di grande peso. Come detto poco fa, è un fattore relativo e lo è per tanti motivi.

La conseguente nascita dei game as service

Per sopperire al possibile problema della longevità nei videogiochi, negli ultimi anni, si è diffuso moltissimo il concetto di game as service. Videogiochi con moltissimi contenuti, spesso aggiunti periodicamente attraverso aggiornamenti, DLC o vere e proprie attività giornaliere o settimanali. Prerogativa principalmente dei free-to-play, come ad esempio Genshin Impact, ma adottata anche da tripla A come Assassin’s Creed (perlomeno negli ultimi due capitoli).

Personalmente, ho sempre visto questi videogiochi come un ottimo riempitivo. Continuo a fruire di opere a pagamento, magari anche single-player come il già citato The Last of Us Parte 2, ma tra un gioco e l’altro di questo tipo molto spesso passo il mio tempo con il Genshin di turno. Poi da giocatore competitivo di VGC Pokémon, la mia feature da game as service in quel caso è fare tornei, testare e così via.


trama di genshin impact windblume
Che ne pensi di Genshin Impact? – Fonte (miHoYo)

Più in generale però, sicuramente più che mai ad oggi, di giochi che danno intrattenimento costante e pressoché gratuito ce ne sono moltissimi e per tanti tipi di utenti, sia i più casual che i più incalliti. Perché questo focus sui game as service? Perché la mia chiave di lettura è che invece che un danno per l’industria, dato che vengono spesso visti come sostitutivi di giochi più ispirati videoludicamente e artisticamente, sono una benedizione!

Sono proprio questi titoli che riescono a far pesare meno la longevità nei videogiochi ad alto budget. Hai comprato un Resident Evil 8 e, per quanto molto bello, ti è finito in meno di 10 ore? Hai un mondo di giochi, a pagamento e gratuiti, che ti possono intrattenere fino alla prossima opera di quel tipo.

Quindi in definitiva questa coesistenza che si è venuta a creare, tra questi due tipi di creare e fruire i videogiochi, non può che essere un bene. Vero, spesso l’industria in questi anni ha portato le major a creare titoli annacquati, al puro scopo di aumentare le ore di gioco, ma forse oramai non ce n’è più realmente bisogno. Questo, almeno, è il mio pensiero.


Oggi più che mai tocca a te. cosa ne pensi della longevità nei videogiochi? Faccelo sapere con un commento se ti va! Trovi qui l’articolo di Lorenzo, mentre puoi andare al nostro precedente editoriale cliccando qui sotto!

Chi l'ha scritto?

Alessio Fuscà

Videogiocatore incallito da 17 anni, gioco al VGC di Pokémon dal 2017 e sono alla mia seconda qualificazione ai Mondiali di seguito. I videogiochi sono la mia passione e nella vita faccio il Game Designer come lavoro principale.