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Il Diversity Space Tool di Blizzard serve davvero?

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AGGIORNAMENTO DELLE 16.30: Activision Blizzard ha modificato il blog post sul Diversity Space Tool dopo aver subito aspre critiche dai giocatori. Infatti ora non è più possibile vedere l’immagine e tantissime frasi sono state alterate.

Activision Blizzard potrebbe essersi data la zappa suoi piedi tramite il suo nuovo Diversity Space Tool. Questo strumento servirà a misurare quant’è diverso un personaggio rispetto “alla norma”. Ma qual è la norma, per Blizzard?

L’intento è chiaro: far capire a tutti che non sono più coloro che vanno a insultare le donne o che prendono in giro chi fa parte di una minoranza, ma messa così sembra proprio l’opposto di ciò che vorrebbero ottenere. Sei curioso di scoprire tutti i dettagli? Continua a leggere l’articolo. 


Il Diversity Space Tool è un autogol clamoroso

L’azienda nell’ultimo anno ha ricevuto un sacco di critiche, denunce e quant’altro perché alcuni dipendenti molestavano le loro colleghe o prendevano in giro chi appartiene a minoranze. Per scrollarsi di dosso questa concezione che ormai molti hanno della software house, tramite un blog post ha fatto sapere di aver creato un Diversity Space Tool, proprio per «quantificare etnicità, bellezza, abilità cognitive e altre cose»

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Eppure le intenzioni non sono male – Fonte (Activision Blizzard)

Nonostante le intenzioni siano palesemente belle, sembra quasi che vogliano sottolineare il fatto di aver creato dei personaggi che rappresentano etnie, orientamenti e quant’altro che sono “diversi dalla norma”. Ma qual è la norma? Nel momento in cui qualcuno si fa questa domanda, il castello di carte creato crolla.

Sempre parlando del Diversity Space Tool, si è esposto il manager del progetto, Jacqueline Chomatas, che ha spiegato: «il Diversity Space Tool è uno strumento che serve a misurare, per aiutare a identificare quanto diverso sia un set di tratti di un personaggio rispetto alla “norma”». E sono proprio queste parole a essere l’autogol dell’azienda. Perché per impostare degli standard, significa che ci sono cose che non sono “normali”, il che è estremamente offensivo. 

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Per fare l’avvocato del Diavolo, posso dirti che potrebbero aver preso dei dati statistici, che siano dal mondo videoludico o reale poco importa. Magari la così detta “norma” è data semplicemente da statistiche, per esempio: “Il 90% dei personaggi videoludici è eterosessuale” oppure “il 70% delle persone è caucasica”. Questi potrebbero impostare uno standard, perché si ragiona per “gruppi più grandi di altri”. 

Il mondo internettiano non ha preso bene questa notizia, con tantissimi appassionati che hanno espresso le loro perplessità sulla cosa tramite i social network. Perché la cosa che molti si chiedono è: «l’implementazione di questo Diversity Space Tool era davvero necessaria?» sì, perché basta pensarci un attimo: se l’intenzione era quella di sottolineare che ormai “non sono più quelli di prima”, non basta realizzare dei personaggi che appartengano a minoranze?


È quasi di cattivo gusto realizzare un tool che vada a dire – seppur in modo implicito – che le cose sono cambiate? Per farlo capire, basta semplicemente agire, senza sbandierarlo ai quattro venti. Soprattutto perché Activision Blizzard ha personaggi che appartengono a minoranze: basti vedere Overwatch con Tracer o Doomfist.


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Chi l'ha scritto?

Angela Pignatiello

Classe '97. Appassionata di videogiochi fin da quando ha memoria, ne parlerebbe per ore. Cresciuta tra Metal Gear Solid, TOCA e Ace Attorney, apprezza ogni genere di gioco, purché diverta o abbia una bella storyline. Tesserata FIDE con Reghium Esports, gareggia su Gran Turismo.